Sulla chiesa del San Salvatore
Fig. 1
Stralcio carta tecnica storica 1862-1876
Fig. 1a
Stralcio carta tecnica storica 1862-1876: simbolo di chiesa
Fig. 2a
Vista da google earth con freccia indicante l'area dove sorgeva la chiesa del San Salvatore
Fig. 2 b
Aerofotogrammetria di Barrafranca risalente probabilmente agli anni '60-'70
Fig. 2 c
Aerofotogrammetria di Barrafranca risalente probabilmente agli anni '60-'70 ingrandita. L'ovale rosso evidenzia delle linee regolari
Fig. 2d
Vista da google earth con ipotetica planimetria della chiesa del San Salvatore
Dalla consultazione di una carta tecnica storica redatta tra il 1862 e il 1876 e da poco ritrovata, si può evincere con precisione il luogo in cui sorgeva l'antica chiesa del San Salvatore (vd. figg. 1 e 1a). Gli storici locali, tra cui Ligotti, hanno scritto su di essa poche notizie, precisandone sono l'antichità [1].
Secondo i ricordi di alcuni testimoni, la chiesetta misurava circa 10 x 6 metri e fino ai primi anni Sessanta se ne poteva osservare la parte posteriore, dato che quella anteriore era crollata a causa delle violenti acque temporalesche del sottostante torrente. Ligotti, nel 1956, scrisse che era diroccata; gli anziani ricordano che essa era ancora integra almeno sette anni prima: il principale crollo deve essere avvenuto, dunque, nei primi anni Cinquanta. La chiesetta, orientata est-ovest, aveva nella parte absidale una nicchia ad arco profonda al massimo 60 cm, alta circa 1,5 metri e larga 1 metro, che poteva probabilmente fungere da abside o contenere la statua del San Salvatore, verosimilmente rappresentato come il Cristo dell'Ascensione, benedicente, con in mano il globo crucigero. Le pareti della chiesetta erano di colore indaco (azolo); entrando a sinistra si poteva notare una mensola in gesso per mettere delle candele.
Il luogo dove si trovava la chiesetta (vd. fig. 2a) oggi è in stato di abbandono e pieno di rifiuti e molta terra è crollata a valle. Il punto esatto dove essa sorgeva (coordinate geografiche: 37.368865, 14.196759) è possibile individuarlo anche grazie a un'aerofotogrammetria risalente con probabilità agli anni Sessanta, primi anni Settanta e conservata dall'associazione Pro Loco di Barrafranca in archivio; grazie ad essa, se ne può anche tracciare l'ipotetica planimetria (vd. figg. 2b, 2c, 2d) utile per future indagini archeologiche o scavi (è ipotizzabile la presenza di un ambiente ipogeo).
Sulla chiesetta del San Salvatore circola una leggenda: se si riesce a tenere tre cucchiai di olio in bocca, percorrendo un tragitto che va dalla chiesa Madre alla chiesetta, ci si troverà di fronte a un tesoro sotterraneo.
[1] Ligotti A., Barrafranca (Enna) Rinvenimenti archeologici nel territorio, in Notizie degli Scavi a cura dell'Accademia Nazionale dei Lincei, vol. X, Serie VIII, fascicoli 1-12, Roma, 1956, p. 9.
Carmelo Orofino
Filippo Salvaggio
Si ringraziano gli informatori Alessandra Collerone (1941), Salvatore D'Angelo (1937) e il compianto avv. Pietro Giarrizzo. Si ringrazia il dott. Giovanni Paternò, custode di una "Barrafranca in bianco e nero" e la Pro Loco di Barrafranca per il suo preziosissimo archivio.
Un particolare ringraziamento va a Dario Ingala per averci fornito la carta catastale con le curve di livello redatta tra il 1862 e il 1876.



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