L'antica chiesa (cappella) rurale di San Giovanni Battista (o San Giovannello) di Barrafranca

 Fig. 1

L'attuale scuola dell'infanzia "San Giovannello", vista da dove sorgeva il portale (indicativamente tra il cipresso e l'agave)

   
     Nel 1956, lo storico Angelo Ligotti scriveva che: "Dietro il cimitero, nella «serra» che guarda Mazzarino, di proprietà Cucchiara, sono state trovate diverse tombe terragne, come pure un po’ più a nord di questa stessa località nell'uliveto Candura-Lo Bianco, cocci e frammenti di ceramica identica alla prima, mentre dietro verso la strada, oltre la quale esisteva fino alla prima metà del Seicento una chiesetta dedicata a san Giovanni, frammenti di ceramica bizantina". Questa segnalazione è rimasta per tanto tempo inascoltata e, addirittura, ignorata al punto da costruire nel posto una scuola dell'infanzia. Le indicazioni offerte dal Ligotti per individuare con il punto dove sorgeva la chiesetta, sono la base per indagare meglio e per giungere ad avere una certa precisione in merito alla collocazione della cappella. Dopo aver chiesto agli anziani e ai precedenti tenutari della terra, la famiglia Avola, ci rendiamo conto che la chiesa doveva sorgere sul punto più alto della luogo (coordinate: 37°22'08.9"N 14°11'59.2"E) e che, purtroppo, i ruderi furono rasi al suolo negli anni Ottanta per far posto, come già scritto, al moderno edificio della scuola dell'infanzia (vd. fig. 1). Il luogo, ai tempi del Ligotti, era totalmente diverso. La terra dove sorgeva la cappella, che misurava all'incirca sei metri per quattro, era cinta da un muro lunghissimo, attualmente interamente abbattuto. Il muro partiva dall'incrocio tra via Grillo e via San Giovanni e terminava pressappoco nell'altro incrocio a sud vicino al cimitero, da dove scende una strada verso la Statale 191. Per avere un'idea di come doveva essere tale muro, si può osservare quello tutt'ora esistente dall'altra lato della via Ugo Foscolo e più giù, verso il cimitero (vd. fig. 2). Il muro di cinta era alto in certi punti un metro e mezzo, in altri due metri ed era sormontato da piante di spina santa (spina santa insulare – Lycium intricatum Boiss) per essere invalicabile. Nei pressi della cappella, il muro era interrotto da un portale, simile a quello che oggi si trova in via Principe Scalea, con un portone in legno che serviva da ingresso all'appezzamento di terra, u firriandu (vd. fig. 3). In entrambi i lati della via Ugo Foscolo, vi erano, in pratica, degli horti conclusi di proprietà della curia. Una volta entrati, ci si trovava di fronte a un vialetto, che conduceva sul punto più alto, dove sorgeva la cappella di San Giovanni Battista. Per collocare la chiesetta rurale, si può consultare la mappa catastale sovrapposta a quella satellitare (vd. fig. 4). Dai dati catastali si evince che era di settanta metri quadri e che aveva due corti. Si può inoltre osservare che, in passato, per raggiungerla si percorreva una stradina che saliva dalla valle sottostante, che adesso permane ma non per intero.
Ad ogni buon conto, data la presenza di ceramica bizantina, è possibile che la cappella fosse di tale epoca: purtroppo non possiamo più saperlo... 
Quasi di fronte all'antica cappella, negli anni Sessanta è stata costruita ad opera di padre Giuseppe Zafarana una nuova chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria, ma indebitamente chiamata di San Giovanni, diventata nel tempo oratorio e poi altro. Nel territorio, ancora oggi la Curia possiede delle terre. 
Il culto di san Giovanni Battista potrebbe essere stato portato a Barrafranca da Pietraperzia, dove esiste ancora oggi una chiesa rurale dedicato al cugino di Gesù, o da Militello. La presenza del culto è testimoniata all'interno del quadro di Maria SS.ma della Stella. Esiste nel territorio barrese una miniera dedicata al santo, quella di "Giammatista", che sorge a sud dell'abitato nell'omonima contrada (coordinate: 37°20'53.2"N 14°12'00.9"E).  Anche a Barrafranca si usava per la ricorrenza della festività di San Giovanni Battista, il 24 giugno, fare il comparatico, ossia recitare recitare una cantilena [2] e tagliare il lavuriddu (piccola messe, o giardino di Adone) sopra la testa del compare o della commare. Alcuni, inoltre, nella notte di San Giovanni facevano il rito della cosiddetta "barca di San Giovanni", per presagire l'andamento meteorologico del futuro anno o dei matrimoni. Del resto, la festa coincide con il massimo splendore solare, ma anche con l'inizio del declino del sole, simboleggiando il fuoco che illumina il lavoro degli uomini e il principio della luce interiore.
La cappella sorgeva nei pressi di uno degli ingressi del paese, quello a sud segnalato dalla crucidda e, in base alla testimonianza del Ligotti e ai ritrovamenti, si ergeva sopra una necropoli prima greca e poi bizantina. La necropoli e la cappella si affacciavano sulla valle del Canale, lungo la quale correva l'antica strada "Alesa-Finziade". Dal lato opposto di tale strada antichissima, legata addirittura alle prime transumanze della storia di Sicilia, vi era l'antico e bizantino convento di contrada Bosco.
L'aver distrutto anche un semplice rudere, da parte delle Istituzioni è stato davvero dissacrante. Auguriamoci che le nuove generazioni che crescono educati nell'attuale scuola che sorge al posto della cappella riescano a comprendere l'importanza dei segni della Storia. In memoria, si propone almeno la costruzione di un altarino dedicato a San Giovanni Battista all'interno della scuola materna omonima. La religiosità "magica" del luogo dovrà continuare a ispirare legami di amicizia forti e solidali: comparatici per un futuro incerto.  

 

 Fig. 2

Muro di cinta, simile a quello di San Giovannello, che si trova attualmente più a sud e di fronte, dall'altro lato della via Ugo Foscolo 

 Fig. 3

Portale, simile a quello di San Giovannello, che si trova attualmente in via Principe Scalea n. 116



 Fig. 4

Stralcio dalla mappa satellitare sovrapposta a quella catastale dell'attuale scuola dell'infanzia "San Giovannello". La freccia rossa segue la stradina di accesso. La freccia azzurra segna il portale di ingresso.




[1] Ligotti A., Barrafranca (Enna) Rinvenimenti archeologici nel territorio, in Notizie degli Scavi a cura dell'Accademia Nazionale dei Lincei, vol. X, Serie VIII, fascicoli 1-12, Roma, 1956, pp. 6-7.
[2] Ecco le parole della cantilena-formula del comparatico di San Giovanni: E cumpari a San Giuvanni, sa cchi avimmu ni spartimmu e s'avimmu na favuzza, na spartimmu menza ll'unu. Cumpà: cchi vuliti risu o ossa? Risu? E nni jammu 'mparadisu! Ossa? E nni jammu nti la fossa!




Autore:
Filippo Salvaggio



RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano mio padre Cristofaro Giuseppe Salvaggio (1946) e il dott. Pietro Avola: grazie ai loro ricordi e agli scritti di Angelo Ligotti è stato possibile ricostruire il paesaggio della contrada San Giovanni Battista.
Dedico a Diego Aleo questo articolo pubblicato nel giorno del suo compleanno.  

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