La chiesa suburbana di San Sebastiano La Vetere in Barrafranca

Individuazione della chiesa suburbana di San Sebastiano La Vetere

A scrivere dell'esistenza dell'antica chiesa suburbana di San Sebastiano La Vetere fu lo storico Angelo Ligotti[1]. In un contratto del notar Scipione Sortino da Barrafranca, datato 6 agosto 1644, Ligotti trovò la dicitura «In Contrada Sancti Sebastiani Veteris sotto la Serra, secus Clausuram…» e cioè “Nella contrada di San Sebastiano la Vetere sotto la serra, subito dopo l’eremo…”.
                Tutti gli storici locali, compreso il Ligotti, affermano che di tale chiesa non vi è, ad oggi, nessuna traccia. Sparita nel nulla assieme ad altre chiese suburbane. Ma è davvero così?
                In seguito a un mio sopralluogo, proprio in contrada “Sotto serra” (coordinate geografiche 37.363537, 14.207699, vd. fig. 1), mi sono imbattuto in un edificio (vd. fig. 2) indiziabile proprio come l’antica chiesetta scomparsa. Nel cuore dell'antica miniera di zolfo cosiddetta della “Mintina”, che fu probabilmente sfruttata da Matteo III Barresi[2],  questo edificio presenta tre ambienti: la chiesa (successivamente trasformata in palmento), il campanile retrostante (vd. figg. 3, 4, 5) e l’eremo. Rimangono ancora visibili le due paraste in facciata dove vi è anche una particolare finestra triangolare con moduli anch'essi triangolari (vd. fig. 6) e un portale su cui vi è scolpita la seguente scritta: “Sacerdoti Messina 1824” (vd. fig. 7).

Fig. 1 
vista da Google earth

 Fig. 2
La facciata della probabile chiesa di San Sebastiano la Vetere


 Fig. 3 
Il campanile retrostante con piccola feritoia per avvistamento


Fig. 4
Vista laterale. Partendo da dx: eremo, chiesa e campanile


Fig. 5
Vista laterale del campanile

Fig. 5
Particolare con finestra triangolare in facciata


Fig. 6
Il portale di ingresso con la dicitura e la data 1824 


           All'interno vi è un arco centrale che divide in due l’ambiente che parte da una probabile acquasantiera collocata a sinistra (vd. fig. 7). Sulle pareti vi sono delle coppelle per illuminare l’ambiente (vd. fig. 8) e, in fondo a destra una scala in gesso che conduce su al vano del campanile.

 Fig. 7
Arco interno con probabile acquasantiera


 Fig. 8
Coppelle per illuminare

 Fig. 9
Scala che conduceva al vano campanile

 Fig. 10
Particolare del pavimento a lastroni


Fig. 11
Interno dell'eremo
            



[1] A. Ligotti, Notizie su Convicino (l’Hibla Galatina sicula, la Calloniana romana), detta poi Barrafranca, attraverso nuovi documenti (1091 – 1529), in A.S.S. Serie III – Vol. VIII, Società Sicilina per la Storia, 1958, pag. 18.
[2] «Con privilegio dato a Granada il 7 dicembre 1526, Carlo V gli conferì la licenza e piena facoltà di aprire, cavare e zappare liberamente miniere di sale nei territori di Pietraperzia, Barrafranca e Fontanamurata» con possibilità di vendere sia in Sicilia sia all’estero; vd.: F. Scibilia, I Barresi di Pietraperzia – Una corte feudale in Sicilia tra Medioevo ed età moderna, Palermo, edizioni Caracol, 2016, pag. 17.


Autore: Filippo Salvaggio

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