Sulla chiesa degli Agonizzanti


Fig. 1 a
Parete lato sud vista da via Ravenna

Fig. 1 b
Parete lato sud vista da via Ravenna, particolare

Fig. 2 a
Parete lato sud vista da via Pacini


Fig. 2 b
Parete lato sud vista da via Pacini


 Fig. 2 c
Parete lato sud vista da via Pacini, particolare

 Fig. 3 a



Fig. 3 b


Fig. 4 a


   Il primo e l'unico storico locale che ha scritto sulla probabile chiesa degli Agonizzanti di Barrafranca è il sacerdote Luigi Giunta [1]. Nei suoi cenni storici, egli colloca tale chiesa <<Là dove la via provinciale scendendo verso Sud si inflette verso Sud-Ovest e propriamente nelle case del fu D. Giuseppe Bonfirraro>>. Sulle sue orme andiamo alla ricerca di questa chiesa perduta e, guidati dal sig. Salvatore D'Angelo, imparentato con il signor Giuseppe Bonfirraro citato da Giunta, ci ritroviamo di fronte a delle evidenze che ne indiziano la presenza.
    La chiesa, orientata Est-Ovest, si trovava in via Pacini (coordinate geografiche 37.372149, 14.199436) e di essa rimane visibile un brandello del muro del lato Sud (vd. figg. 1a, 1b, 2a, 2b, 2c). L'ingresso era laterale ed era da via Pacini all'attuale numero civico 4. Si accedeva alla parte sud: entrando a sinistra sulla parete ovest vi era l'altare maggiore. Dietro l'altare maggiore vi erano dei locali probabilmente adibiti a sagrestia ed erano a un livello più alto. Di fronte all'ingresso, vi era l'affresco della Madonna degli Agonizzanti. Sulla parte del lato Sud vi era un affresco raffigurante la Madonna con il bambino Gesù. In figura n. 4 si possono osservare le due particolari pietre che fungono da gradini dell'attuale casa in stato di abbandono, che hanno dei fori probabilmente di scolo: esse  appartenevano verosimilmente al portale della chiesa. A Pietraperzia, presso la chiesa di San Francesco vi sono dei conci con dei fori molto simili a quelli osservati a Barrafranca, che appartenevano al portale e che sono stati riutilizzati come gradini del sagrato della chiesa (vd. figg. 3 a e 3b). Il sacerdote Giunta ci riferisce che, ai suoi tempi, si notava anche l'arco del portale della chiesa e che all'interno vi erano degli ornati caratteristici di una chiesa. Lo storico attesta anche il ritrovamento, da parte del proprietario, di un'acquasantiera: sarà stata quella che attualmente è collocata nel vicinissimo giardino delle suore come base dell'altare della Madonna di Lourdes? (vd. figg. 6 a, b, c, d, e, f).
    Il sig. Sebastiano Paternò (1947), figlio dei precedenti proprietari e discendente di Giuseppe Bonfirraro (padre della nonna), ricorda che i suoi genitori erano consapevoli di vivere all'interno di una chiesa i cui affreschi furono scialbati circa 55 anni fa', perché si sgretolavano. La chiesa, secondo quest'ultima testimonianza, era lunga circa 9 metri e larga 6 metri, era alta circa 5 metri e mezzo: loro la usavano come magazzino. La volta era a botte e vi erano in alto sei nicchie ogivali sui lati lunghi (sei per lato) e tre sui lati corti (tre per lato): probabilmente dovevano essere delle finestre in un secondo tempo murate. Per visitare chiesa, si doveva prima entrare tramite un portale, di recente diroccato, in un cortile (attuale via Pacini). La chiesa si trovava dunque all'interno di una corte chiusa e, nei locali di fronte al suo ingresso, vi era un palmento (vd. fig. n. 5).  
  Per quanto riguarda la datazione, Giunta ci riferisce che doveva esistere nel 1693 (anno del terremoto), dato che nei registri risulta seppellito qualche defunto. Se si trattava veramente della chiesa degli Agonizzanti, allora si può affermare che il culto della Madonna degli Agonizzanti iniziò  a Palermo nel 1614 in base a un fatto avvenuto l'anno precedente, riguardante le bestemmie di un condannato a morte. Il culto e la congregazione si diffusero, poi, rapidamente in tutta la Sicilia e non solo. Non risulta, ad oggi, nessun documento che attesti la fondazione della congregazione a Barrafranca; si ha, invece, notizia della fondazione a Pietraperzia in data 18 dicembre 1693 [2]. La congregazione, inizialmente, era preposta ad assistere i condannati a morte, già tre giorni prima. Dopo l'abolizione della pena capitale, i congregati si sono dedicati all'assistenza ai moribondi e ai bisognosi. La congregazione di Pietraperzia fu accolta nella chiesa del Soccorso (attuale chiesa del Carmine) e si è successivamente fusa alla Confraternita Maria SS. del Soccorso: di fatto, l'attuale nome è "Confraternita Maria SS. del Soccorso e degli Agonizzanti".
Dell'affresco raffigurante la Madonna degli Agonizzanti purtroppo, ad oggi, non abbiamo nessuna traccia. Per avere un esempio di come doveva essere, possiamo osservare la tela della chiesa madre di Pietraperzia, opera di Francesco Vaccaro, o quella di Ventimiglia di Sicilia attribuita da Sergio Alcamo a Olivio Sozzi [3] (vd. fibg. n. 7 e 8).
     Si auspicano ulteriori studi più scientifici e una futura rivalutazione dell'edificio.


 Fig. 5



 Fig. 6 a



Fig. 6 b


Fig. 6 c


Fig. 6 d


Fig. 6 e


Fig. 6 f

Fig. 7
Maria SS. degli Agonizzanti, chiesa madre di Pietraperzia, opera di Francesco Vaccaro



Fig. 8
Olivio Sozzi (attr.), Madonna degli Agonizzanti, tela, Ventimiglia di Sicilia, chiesa Madre



[1] Giunta L., Cenni storici su Barrafranca, tipografia Giardina, Canicattì, 1987, p. 142.

[2] Mongitore A., Palermo divoto di Maria Vergine, e Maria Vergine protettrice di Palermo
Stamperia di Gaspare Bayona, Palermo, 1719, vol. 1; tale opera è disponibile online al seguente link:
https://books.google.it/books?id=D6PjvOLvBUAC&pg=PA452&dq=agonizzanti&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjH-NGA-vfhAhXCxcQBHVK1BSE4ChDoAQgnMAA#v=onepage&q=agonizzanti&f=false
[3] Si veda il seguente blog: http://spigolaturediartesiciliana.blogspot.com/2014/04/ncora-sulla-madonna-degli-agonizzanti.html



RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano Carmelo Orofino, il sig. Salvatore D'Angelo (1937), il sig. Vittorio Corso (1938) e il sig. Sebastiano Paternò (1947).



Filippo Salvaggio




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